Daniela Dvořáková
I documenti concernenti la Slovacchia nell’Archivio della Penitenzieria Apostolica e il loro utilizzo nella ricerca sulla storia della Slovacchia alla fine del Basso Medioevo (XV secolo)

L’Archivio della Penitenzieria Apostolica raccoglie fonti documentarie originatesi dall’attività dell’ufficio curiale – Penitenzieria pontificia (Sacra Poenitentiaria Apostolica), il cui campo d’azione era rappresentato da questioni di diritto penale, matrimoniali e penitenziarie (a riguardo l’ufficio rilasciava dispense, licenze, dichiarazioni ecc.). Nella prassi medievale valeva a dire che i fedeli presentavano a quest’ufficio richieste di perdono dei peccati più gravi e delle loro più svariate mancanze (“irregularitates”).

A presentare richieste alla Penitenzieria Apostolica giungevano anche fedeli dal Regno d’Ungheria, compreso il territorio dell’odierna Slovacchia. A differenza dei registri delle suppliche presentate direttamente all’ufficio pontificio da parte per lo più di rappresentanti dell’aristocrazia, la composizione sociale dei richiedenti che si rivolgevano alla Penitenzieria Apostolica era assai più variegata. Molte volte si trattava di semplici parroci, borghesi, nobili di rango inferiore, rappresentanti del basso clero, servitù di castelli, ecc. Le richieste venivano iscritte nei Registra matrimonialium et diversarum. Questi registri costituiscono una fonte di materiale infinitamente preziosa e ricca di informazioni non solo riguardo alla vita di tutti i giorni di uomini e donne del Medioevo, ma anche per tutta una serie di ulteriori segmenti di ricerca (per citarne alcuni: gender study, storia della medicina, storia dell’amministrazione ecclesiastica, educazione, criminalità, comunicazione, ecc.). I registri contengono anche quantità di materiale relativamente ingenti concernenti la storia della Slovacchia. L’obiettivo del progetto è la ricerca nei fascicoli dei Registra matrimonialium et diversarum nel XV secolo e la pubblicazione dei risultati della ricerca a brevissimo termine. La finalità è quella di far conoscere alla comunità storica il materiale documentario di quest’archivio in cui si menziona e descrive la Slovacchia e le possibilità di un suo impiego nella ricerca sulla storia medievale della Slovacchia.

 

Eva Frimmová
Sottoscrizione di duplici contratti di matrimonio tra discendenti della casata degli Asburgo e degli Jagelloni nel 1515 a Bratislava e a Vienna

Il 1515 apportò due significative mutazioni politiche. Per quattro mesi Bratislava divenne centro di interessi di diversi Stati europei, dato che in questa città ebbe luogo un evento di particolare importanza: le trattative tra tre re della dinastia degli Jagelloni e i rappresentanti dell’imperatore tedesco Massimiliano I d’Asburgo sulla contrazione di un matrimonio tra i nipoti dell’imperatore Ferdinando e Maria e i discendenti del re d’Ungheria Ladislao II Jagellone, Anna e Luigi. Alla fine, il 20 maggio 1515, presso il castello di Bratislava vennero stipulati tre contratti e un terzo fu siglato a Vienna nel giorno del fidanzamento ufficiale, ovvero il 22 luglio. La finalità comune era quella di creare un’alleanza forte ed equilibrata tra diversi Stati in grado di resistere ai turchi e ad altri nemici in Europa. Uno dei mezzi per la realizzazione di questo intento era la politica dei matrimoni. I duplici contratti di matrimonio in questione divennero base legale per l’origine della monarchia asburgica dopo la battaglia di Mohács del 1526.

I negoziati sul contratto di matrimonio e i fidanzamenti furono festeggiati con la massima solennità, in presenza delle personalità più importanti della vita politica, spirituale e sociale del tempo. L’evento fu descritto da diverse persone che vi parteciparono, ma il resoconto più affidabile e più letterario è quello di Riccardo Bartolini, segretario personale del legato pontificio e imperiale Matteo Lang. Il testo originario di Bartolini, l’Odeporicon, presenta diverse informazioni di carattere frammentario concernenti diverse sfere – e dunque da chiarificare fedelmente sulla base delle fonti rinvenute. Restano infatti ancora poco analizzate alcune circostanze dei negoziati, come ad esempio le istruzioni di Papa Giulio II (e poi di Leone XII) al legato Matteo Lang, cardinale di Gurk e principale attore nell’evento in questione in rappresentanza dell’imperatore Massimiliano.

Nell’Archivio segreto vaticano si trova diverso materiale di ricerca sui personaggi che all’epoca operarono come legati al servizio di Papa Leone XII e aventi legami diretti con l’evento del 1515:

  • Matteo Lang, cardinale, vescovo di Gurk e luogotenente d’Austria e il rappresentante dell’arcivescovo di Salisburgo, Leonardo Keutschach – il quale nelle vesti di inviato dell’imperatore Massimiliano fu incaricato di organizzare e portare a compimento i negoziati di Bratislava,
  • Pietro Urrea e
  • Lorenzo Campeggi.

In quell’epoca (1514 – 1522) un eccellente umanista e politico italiano, Geronimo Balbo, ricopriva la carica di prevosto del Duomo di San Martino a Bratislava. Questi, dopo la partenza di Matteo Lang per Salisburgo, dove fu nominato arcivescovo, divenne a sua volta vescovo di Gurk (Carinzia).

Miriam Hlavačková
La Curia pontificia e il Regno d’Ungheria sotto il governo di Mattia Corvino 1458 – 1490 (con enfasi particolare sul territorio dell’odierna Slovacchia)

Quando Mattia Corvino salì sul trono d’Ungheria le potenze europee erano impegnate a risolvere le questioni legate ad un comune approccio contro i turchi. Il principale organizzatore di questi impegni era la curia pontificia che promuoveva congressi, esortava a nuove crociate e organizzava alleanze difensive tra le potenze minacciate. Questa strategia veniva applicata anche ad est – con al centro il Regno d’Ungheria.

Le condizioni principali per la riuscita dei piani del Papa erano la stabilità politica del Regno d’Ungheria e la piena cooperazione tra i sovrani cristiani. La Curia pontificia era pertanto interessata a sistemare i rapporti tra Mattia Corvino e l’imperatore Federico III, ponendo fine ad una rivalità che metteva a repentaglio il comune approccio contro i turchi. Sul piano diplomatico i papi cercavano di comporre le liti tra i sovrani, esortandoli ad intraprendere concrete spedizioni per bocca di legati e nunzi apostolici inviati presso le corti di re e principi. Nei servizi diplomatici di Mattia Corvino operavano dignitari ecclesiastici (al tempo stesso a capo di vescovadi o capitoli) che venivano a loro volta inviati presso la curia pontificia oppure negoziavano con i legati pontifici direttamente sul nostro territorio. Tra di essi figuravano per esempio il prevosto di Bratislava e vescovo di Nitra Antonio da Šankovce e il prevosto di Bratislava e vice-cancelliere dell’Università Istropolitana Giorgio da Schönberg, divenuto anche protonotario apostolico, rappresentando – al fianco dei legati pontifici – gli interessi del sovrano nelle diete imperiali e in sede di importanti trattative internazionali.

L’obiettivo del progetto è sfruttare le fonti dell’Archivio Segreto Vaticano e i manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana per approfondire i rapporti tra la cura pontificia e il Regno d’Ungheria nella seconda metà del XV secolo.

Daniela Hrnčiarová
Il processo di assegnazione dell’asilo ecclesiastico nel territorio dell’odierna Slovacchia nel contesto delle prescrizioni della Sacra Congregatio iurisdictionis et immunitatis ecclesiastici

Il diritto ecclesiastico è uno dei più antichi privilegi della Chiesa. Benché possa sembrare che il diritto alla protezione presso i luoghi sacri abbia raggiunto il suo apice in età medievale, ricerche d’archivio più approfondite mostrano che – specie per quanto riguarda il territorio dell’odierna Slovacchia – la maggior parte dei documenti conservatisi in materia di diritto d’asilo (in vari archivi con diversa competenza territoriale) risalgono all’inizio della storia moderna.

La storiografia slovacca non si è praticamente mai dedicata prima d’ora a questo tema. Nella mia precedente ricerca archivistica mi sono concentrata principalmente sull’analisi di atti degli archivi arcivescovili a Strigonio, Praga e Vienna. Nel corso della ricerca sono riuscita ad identificare una modalità del tutto specifica di protezione della persona che chiedeva diritto d’asilo: le litterae reversales. Questa modalità di tutela, debitamente descritta nelle costituzioni pontificie, era particolarmente apprezzata ed applicata dal clero ungarico che rilasciava dunque numerose lettere di questo tipo, grazie alle quali – a determinate condizioni – il richiedente veniva risparmiato dalla pena capitale o mutilamento di arti.

La finalità principale del progetto è dunque confrontare la prassi comunemente applicata dalla Curia Romana con le modalità secondo cui invece si assegnava il diritto d’asilo nella giurisdizione dell’arcivescovo di Strigonio e del suo concistoro arcivescovile con sede a Trnava (che preparava per l’arcivescovo i vari documenti relativi ai singoli casi). La ricerca si incentrerà soprattutto sull’archivio della Sacra Congregatio iurisdictionis et immunitatis ecclesiastici, istituita nel 1626 da Papa Urbano VIII. In alcuni casi concreti, tra le sue varie competenze figuravano anche le decisioni circa l’assegnazione del diritto d’asilo ecclesiastico. Curava inoltre l’interpretazione delle costituzioni pontificie in materia di asilo ecclesiastico, dato che per alcune disposizioni concepite piuttosto genericamente si sfociava a volte in conclusioni contraddittorie. Le informazioni sul corso di processi concreti possono aiutare ad integrare le conoscenze finora acquisite sulla gestione dell’intera causa. Negli atti d’archivio sono stati inoltre riscontrati alcuni casi riguardanti il territorio della Slovacchia in cui le parti in causa nelle procedure d’asilo si rivolsero direttamente a Roma e tra gli atti della congregazione si potrebbe scoprire il rispettivo esito. Le conoscenze acquisite ed integrate in materia di assegnazione del diritto d’asilo contribuiscono a raffigurare con maggior precisione il particolare rapporto tra il sovrano ungarico e la Chiesa.

Anton Hruboň
La percezione della Slovacchia e della questione slovacca nell’Italia fascista, 1922 – 1938

La finalità del progetto è di realizzare una ricerca d’archivio basilare su un tema di più ampia concezione, ovvero il modo in cui l’Italia fascista percepiva la Slovacchia e la questione slovacca nel periodo della prima Repubblica Cecoslovacca. Nell’ambito della ricerca si porrà particolare accento su due linee principali: la chiarificazione della posizione della Slovacchia nel contesto della politica estera italiana degli anni ‘20 e ‘30 e la percezione in Italia della questione slovacca nel quadro dei problemi etnici dello Stato cecoslovacco e dell’Europa centrale.

Nel contesto della storia tra le due guerre l’Italia viene spesso collegata alla Slovacchia solo in relazione al primo Arbitrato di Vienna del 2 novembre 1938, come una delle due forze distruttive delle frontiere stabilite per la Slovacchia dal Trattato del Trianon. Benché la Slovacchia non avesse mai rappresentato direttamente una mira geopolitica dell’Italia, come già dimostrato da diversi lavori, Roma monitorava gli eventi di quell’area geografica e, per di più, lo stesso Benito Mussolini espresse interesse per informazioni sul movimento di emancipazione nazionale slovacco.

In maniera secondaria, la ricerca si orienterà anche sul chiarimento dei tanto discussi rapporti tra movimento autonomistico slovacco e rappresentanti del regime fascista nella seconda metà degli anni ‘30. Si cercherà dunque di scoprire meglio le forme di collaborazione concreta e di ispirazione politico-ideologica delle organizzazioni politiche slovacche con il Fascismo in Italia.

Peter Jašek
I dissidenti slovacchi e i contatti con l’Italia tra il 1965 e il 1989

Il progetto di ricerca mira ad analizzare la ribellione, l’opposizione e la resistenza al regime comunista in Slovacchia, concentrandosi sui contatti con l’Italia e le relative influenze tra il 1965 e il 1989. Nella seconda metà degli anni ‘60 e in particolare nel 1968 si assisté ad una sorta di democratizzazione del regime, bloccata però dalla successiva occupazione della Cecoslovacchia da parte degli eserciti del Patto di Varsavia nell’agosto 1968. In seguito all’occupazione il regime comunista intraprese la via della cosiddetta “normalizzazione” che si protrasse per tutti gli anni ‘70 e ‘80. Di conseguenza si svilupparono nuovi gruppi di resistenza anticomunista, tra cui diverse correnti di dissidenti che mantenevano contatti intensi con l’Italia. Al primo posto c’è la Chiesa sotterranea o segreta, che si caratterizza come la corrente più forte contro il comunismo in Slovacchia negli anni ‘70 e ‘80. I suoi attivisti avevano un’efficiente rete di contatti, specie con l’Istituto slovacco dei SS. Cirillo e Metodio a Roma, dove si concentrava un folto gruppo di sacerdoti slovacchi emigrati. L’istituto era il principale editore di letteratura religiosa, distribuita poi in Slovacchia attraverso canali segreti. Roma divenne così uno dei centri principali dell’emigrazione slovacca e una città in cui ebbero luogo eventi importanti per la storia slovacca. Per menzionarne uno su tutti, si pensi all’Assemblea generale del Congresso mondiale degli slovacchi, tenutasi a Roma nel 1975. Sempre a Roma fu portata a termine con successo la lotta per l’ottenimento di una provincia ecclesiastica autonoma slovacca.

Oltre ai contatti legati agli ambienti ecclesiastici, gli anni ‘70 e ‘80 conobbero anche un altro significativo elemento di connessione tra Italia e Slovacchia. Si trattava del personaggio di Alexander Dubček, leader del processo di rinascita del 1968, divenuto poi nemico del regime dopo l’occupazione e durante la normalizzazione – addirittura uno degli avversari più rigidamente controllati in assoluto. Benché all’epoca fosse in una posizione di attore piuttosto isolato e, fatta eccezione per un gruppo di amici, non collaborasse con alcuna corrente di dissidenti slovacchi, proprio in Italia egli trovò un sostegno e un background assai forti. Gli (euro)comunisti italiani seguivano infatti intensamente il processo di rinnovamento del 1968 e da allora Dubček non mancò mai di popolarità nella penisola italiana. I rappresentanti del PCI mantennero saldi contatti con Dubček durante tutta l’epoca della normalizzazione, offrendogli un sostegno non indifferente: da Roma facevano pervenire a Dubček letteratura proibita e alla fine fu proprio attraverso l’Italia che si materializzò il suo ritorno nell’agone politico nel 1988. In quell’occasione l’università di Bologna gli conferì un dottorato ad honorem e nel suo discorso di ringraziamento Dubček difese senza mezzi termini i propri intenti del 1968. Durante quella sua visita in Italia fu anche accolto da Giovanni Paolo II e il suo soggiorno suscitò un interesse enorme da parte dei mass media italiani.

Miroslav Kamenický
La ricattolicizzazione nel territorio della Slovacchia nel XVII secolo alla luce dei fondi d’archivio della Sacra Congregazione di Propaganda Fide e della Nunziatura Apostolica di Vienna

Uno dei più importanti processi storici del XVII secolo nel territorio della Slovacchia fu senz’altro la ricattolicizzazione. Dopo un’irruzione massiccia della riforma nel corso del XVI secolo e all’inizio del XVII, la Chiesa cattolica iniziò a reagire del tutto seriamente alla situazione creatasi. L’obiettivo del nostro progetto è un’analisi accurata delle forme di ricattolicizzazione in Slovacchia dalla Pace di Vienna (1606) fino agli articoli di legge 25 e 26/1681 della Dieta di Odenburgo.

L’Archivio della Sacra Congregazione di Propaganda Fide è l’archivio più importante per quanto riguarda la tematica della ricattolicizzazione. Era lì che per la maggior parte confluivano i rapporti più significativi circa la riforma e la ricattolicizzazione, inviati al Vaticano dal nunzio viennese e dal primate di Strigonio. Un altro fondo importante dell’Archivio Segreto Vaticano con fonti relative alla storia della ricattolicizzazione nel territorio della Slovacchia nel XVII secolo è quello della Nunziatura Apostolica di Vienna. A livello di giurisdizione il territorio della Slovacchia appartenne al nunzio viennese per interi secoli. È ovvio dunque che questo fenomeno si riflesse nel programma assai ampio del nunzio in riferimento alle relazioni con il Regno d’Ungheria, e nel concreto con le singole regioni della Slovacchia. Sarà dunque senz’altro d’utilità analizzare come la Nunziatura viennese influenzava i processi di ricattolicizzazione in Slovacchia.

Eva Specogna Kotláriková
Il ruolo educativo dell’Accademia di San Luca tra il XVII e il XIX secolo e la sua influenza sull’insegnamento dell’architettura nell’Europa Centrale

L’intendimento del progetto di ricerca, come parte integrante dello studio di dottorato, è analizzare, mediante degli studi di caso, i metodi e i procedimenti didattici applicati tra il XVII e il XIX secolo nell’insegnamento dell’architettura presso l’Accademia di San Luca a Roma, prendendo in considerazione i collegamenti con l’Accademia delle Belle Arti di Vienna e in particolare le altre accademie private in ambito centroeuropeo o, ancora più specificamente, nel territorio dell’odierna Slovacchia. Il soggiorno di ricerca romano consentirà di mappare il materiale delle fonti – nello specifico, lezioni conservatesi risalenti al XVII e XVIII secolo (lezioni di Mattia de Rossi, Gregorio Tomassini, Domenico Martinelli, Francesco Fontana o Filippo Juvarra) e del periodo in cui presso l’Accademia studiò il futuro direttore dell’Accademia viennese, Pietro Nobile (a cavallo tra il XVIII e XIX secolo). La ricerca comprenderà anche materiale didattico originatosi per fini educativi al di fuori dell’ambiente accademico (insegnamento diretto agli architetti o accademie private). Saranno analizzati nei dettagli anche i soggiorni e il corso degli studi degli studenti dell’Accademia viennese a Roma (con enfasi sugli studenti provenienti dall’odierno territorio della Slovacchia).

Oltre alla pubblicazione in sé, altro esito importante della ricerca sarà la presentazione dei risultati nell’ambito della mostra Bella Italia, prevista presso la Galleria Nazionale Slovacca (molto probabilmente nel 2016), con una mappatura dei contati culturali ed artistici tra Italia e Slovacchia nel campo della pittura, scultura e architettura.

Mgr. Michal Kšiňan, MAS, PhD.
Milan Rastislav Štefánik alla luce degli archivi italiani e vaticani

L'obiettivo del progetto è realizzare una ricerca d'archivio basilare sull'attività di Milan Rastislav Štefánik in Italia e su come gli italiani consideravano le sue attività. La ricerca sarà portata avanti specialmente presso l'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, presso l'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri presso l'Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati – Archivio della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Frutto di questo progetto sarà un'ampia biografia di Milan Rastislav Štefánik, basata su una ricerca archivistica internazionale.

Ivana Kvetánová
Le città slovacche sulla mappa del Regno d’Ungheria presso il Palazzo Apostolico in Vaticano (Loggia della Cosmografia o Terza Loggia) e la veduta della città Bratislava a Palazzo Vecchio, a Firenze

La mappa del Regno d’Ungheria presso il Palazzo Apostolico in Vaticano e la veduta della città di Bratislava a Palazzo Vecchio, a Firenze, sono parte integrante di un progetto di ricerca realizzato col sostegno dell’Istituto Storico Slovacco di Roma, iniziato già nel 2014. Si è deciso di proseguire nella ricerca soprattutto perché nella primavera 2015 andrà avanti a Firenze il restauro della veduta summenzionata. L’affresco del primo cortile del palazzo (Cortile di Michelozzo) è composto da una serie di vedute di alcune città della monarchia asburgica. Le opere furono realizzate per volere di Massimiliano II, come regalo di nozze in occasione del matrimonio tra sua sorella Giovanna d’Austria e Francesco de Medici nel 1565. È stato confermato che il modello base dell’affresco è una veduta di Hans Mayr raffigurante le solennità dell’incoronazione di Massimiliano II nel 1583 a Bratislava. In molti dettagli la veduta è davvero identica e, proprio come la versione stampata di Mayr, rappresenta diverse scene della cerimonia di incoronazione. Uno studio dettagliato della veduta, durante i lavori di restauro, dà la possibilità di capire fino a che punto la riproduzione corrisponde o si differenzia dal modello originale. Molti dettagli potrebbero poi essere d’aiuto anche ai colleghi fiorentini, che hanno a volte difficoltà a identificare alcuni elementi raffigurati nella veduta.

La continuità della ricerca sulla mappa del Regno d’Ungheria in Vaticano si lega principalmente ad un approfondimento dello studio di eventuali modelli base di mappe. La ricerca condotta lo scorso anno ha mostrato che la mappa impiegata come modello per la realizzazione dell’affresco vaticano fu molto probabilmente un’opera di Gerardo Mercatore. Lo spettro delle città raffigurate e la loro nomenclatura sono comparabili alla mappa del Regno d’Ungheria della Terza loggia in Vaticano. Ovviamente non mancano determinate differenze tra le due mappe. Mercatore include infatti 47 città oggi site nel territorio della Slovacchia. La mappa della terza loggia del Palazzo apostolico presenta invece solo 43 località, di cui 35 identificabili con città concrete. Mediante la collaborazione con un geodeta e un cartografo e garantendo un’immagine perpendicolare di qualità cercheremo di calcolare la deviazione della mappa rispetto al nord e di identificare (sulla base della localizzazione) le città e le località con nomi problematici o imprecisi (in totale 8). Va sottolineato che l’affresco vaticano presenta una deflessione differente anche rispetto alla mappa di Mercatore.

Infine sarà necessario analizzare con maggiore precisione quella che nell’ordine è l’8° mappa, ovvero la mappa della Boemia e dell’Austria (parte integrante della mappa della Germania), che nella sua parte orientale raffigura anche alcune città slovacche.

Drahoslav Magdoško
Documenti d’archivio presso l’Archivio Generale dell’Ordine dei Predicatori, Roma

Persi e ritrovati. È il destino fortunato di circa 200 documenti del XIV – XVIII secolo, un tempo appartenuti a vari archivi siti sul territorio dell’odierna Slovacchia e Ungheria. Durante la Seconda guerra mondiale erano infatti spariti, ma verso la fine del XX secolo alcuni archivisti slovacchi li hanno ritrovati per caso, con tanto di registrazione, presso l’Archivum Generale Ordinis Predicatorum di Roma (convento domenicano di Santa Sabina sull’Aventino). I documenti riguardano proprio i conventi domenicani nell’antico Regno d’Ungheria. Più della metà degli scritti proviene da un’unica città, Košice (Slovacchia). Per questo motivo le ulteriori ricerche degli archivisti mireranno ad altri accertamenti sulla storia medievale e della prima era moderna della città di Košice e del convento domenicano di Košice.

Margaréta Musilová
L’architettura romana come modello per l’architettura monumentale in muratura negli spazi del castello di Bratislava nel I secolo d. C.

Le ricerche archeologiche presso il castello di Bratislava (2008 – 2014) hanno permesso il rinvenimento di un’ampia serie di elementi di diversi periodi storici e, in modo particolare, hanno riportato alla luce un complesso architettonico murario unico nel suo genere, realizzato sulla base di modelli romani. Questa importante scoperta è andata oltre ogni aspettativa e muta radicalmente il punto di vista non solo sulla storia di Bratislava e della Slovacchia sud-occidentale, ma anche sullo sviluppo dello spazio centroeuropeo nel 1 secolo a. C.

Si tratta di un’opera architettonica basata sulla tecnica di costruzione romana, realizzata molto probabilmente per l’élite dei sovrani celti che abitavano nell’oppido di Bratislava nel periodo storico conosciuto come “La Tène tardo”. Oltre all’architettura muraria in sé, le ricerche hanno consentito di rinvenire diverse migliaia di frammenti di anfore romane, a dimostrazione di un vivace commercio al crocevia delle vie commerciali dell’ambra e danubiana. Di particolare rilevanza è stato il ritrovamento di 15 stateri d’oro di origine celtica: nel concreto si tratta di monete di tipo Biatec e anche Nonnos (per la prima volta nella storia in Slovacchia) e di 7 monete d’argento nell’ingresso della costruzione romana I. Le ricerche archeologiche non sono ancora terminate e le conclusioni definitive saranno formulate solo dopo l’elaborazione di tutti i dati e ritrovamenti. I nuovi ritrovamenti hanno rappresentato una svolta epocale nelle attuali nozioni sugli inizi dell’architettura muraria lapidea nel territorio di Bratislava e, al tempo stesso, hanno apportato un nuovo contributo qualitativo alle conoscenze sull’arte di coniare monete dei Celti di Bratislava. Gli elementi riportati alla luce sono di importanza paneuropea e costituiscono una testimonianza di un patrimonio culturale eccezionale.

L’obiettivo del progetto di ricerca è un’analisi comparativa delle antiche costruzioni murarie ritrovate presso il castello di Bratislava nell’ambiente del “La Tène tardo”, in relazione all’architettura romana di tarda epoca repubblicana e inizio impero. Analisi comparativa degli elementi materiali rinvenuti rispetto a ritrovamenti simili provenienti da località italiane. Completamento e integrazione delle nozioni di ricerca finora disponibili attraverso un ulteriore studio presso istituzioni di ricerca italiane, ubicate principalmente a Roma, ma anche direttamente presso siti storici come Ostia, Pompei, Ercolano, Paestum e in Sicilia.

Analizzare le possibilità di presentazione innovativa e attraente per il pubblico in generale in riferimento alle località archeologiche, alla loro tutela, conservazione e restauro.

In relazione agli obiettivi sopra menzionati, e mediante attività di pubblicazione, presentazione, pubblicistica e formazione, si intende contribuire alla diffusione di informazioni (a livello nazionale ed anche all’estero) circa la posizione significativa dell’oppido di Bratislava nel I secolo a. C., ovvero un’epoca in merito alla quale non possediamo fonti scritte di autori antichi concernenti il nostro territorio.

Andrej Škoviera
Origine delle prime traduzioni slovacche dei testi liturgici di rito bizantino-slavo, nel contesto della situazione peculiare della Chiesa greco-cattolica in Cecoslovacchia nella prima metà del XX secolo

Nella mia ricerca intendo concentrarmi sulla questione dell’origine delle prime traduzioni slovacche dei testi liturgici di rito bizantino-slavo, nel contesto della situazione peculiare della Chiesa greco-cattolica in Cecoslovacchia nella prima metà del XX secolo. La prima traduzione slovacca della liturgia di San Giovanni Crisostomo fu pubblicata nel 1933 a Nitra e poi nel 1937 a Banská Bystrica. L’autore della traduzione fu il sacerdote greco-cattolico Pavol Spišák (1901 – 1975). Nell’ambiente della Chiesa greco-cattolica in Slovacchia la traduzione di quest’opera ebbe un’eco del tutto rilevante, malgrado il fatto che non fosse stata concepita per usi liturgici. Originariamente doveva infatti servire solo come testo esplicativo, ma nel 1968 iniziò ad essere impiegata anche per scopi liturgici. L’opera di Pavol Spišák diede adito a reazioni sia positive (da parte dei fedeli con sentimenti slovacchi) sia negative (da parte del clero con orientamento pro-ruteno). A riguardo intendo dunque analizzare l’Archivio della Congregazione per le Chiese Orientali e l’Archivio Segreto Vaticano. Alla questione delle traduzioni (ed altre attività per i greco-cattolici/ slovacchi) è legata molto probabilmente anche la sospensione di Pavol Spišák nel 1938, contro la quale egli stesso fece appello a Roma. In una connessione più ampia con la tematica delle traduzioni intendo eseguire una ricerca nei documenti d’archivio anche in riferimento alla situazione liturgica nella Chiesa greco-cattolica in Slovacchia e alla questione dell’identità dei greco-cattolici della Slovacchia in quel preciso periodo storico.

Peter Slepčan
L’attività dell’episcopato slovacco nel periodo antecedente e durante la prima Repubblica Slovacca (1938 – 1942)

Il ruolo della Chiesa cattolica nel periodo della prima Repubblica Slovacca è un tema ampiamente discusso a livello di tutta la società. Finora l’attenzione degli storici si è concentrata principalmente su precise personalità clericali, senza quindi creare un quadro obiettivo, dato che l’autorità principale della Chiesa cattolica è il collegio dei vescovi.

Il collegio dei vescovi slovacco era formato dai vescovi diocesani: Karol Kmeťko (diocesi di Nitra), Marián Blaha, e in seguito Andrej Škrábik (diocesi di Banská Bystrica), Ján Vojtaššák (diocesi di Spiš) e Pavol Gojdič (episcopato greco-cattolico di Prešov); vescovi amministratori apostolici: Pavol Jantausch (amministrazione apostolica di Trnava), Jozef Čársky (amministrazione apostolica di Prešov); e vescovi ausiliari presso le amministrazioni apostoliche: Michal Buzalka (amministrazione apostolica di Trnava) ed Eduard Nécsey (amministrazione apostolica di Nitra) Il collegio dei vescovi si riuniva regolarmente e si sforzava di gestire e risolvere i problemi del tempo. Un suo compito fondamentale era quello di conservare la vita religiosa anche nelle dure condizioni belliche e sotto la pressione del nazional-socialismo tedesco. I vescovi reagivano agli eventi di attualità e, mediante il rappresentante diplomatico della Santa Sede, Giuseppe Burzio, mantenevano i contatti con la Santa Sede. Una posizione di rilievo nell’ambito di questi contatti è quella del vescovo ausiliare Michal Buzalka. Questi era l’unico vescovo che viveva e lavorava nella capitale, dove dirigeva il locale seminario centrale. Fu una delle personalità principali dell’Azione Cattolica in Slovacchia, in tutte le sue componenti, ovvero Associazione della Gioventù Cattolica e Agenzia di stampa cattolica, con la pubblicazione del giornale Katolícke noviny. Un’altra funzione importante era l’attività pastorale nell’esercito. Tutto questo contribuì a renderlo sempre ben informato e a diventare un prezioso collaboratore del rappresentante diplomatico della Santa Sede in Slovacchia, Giuseppe Burzio, come rispecchiano anche le sue comunicazioni diplomatiche al Vaticano. È necessario verificare questa ipotesi e al tempo stesso valutare i contatti più articolati con la Santa sede anche da parte degli altri vescovi. Mi riferisco qui a contatti bilaterali tra episcopato e Santa Sede, la cui analisi presso gli archivi vaticani aiuterà a fornire maggiore obiettività alla questione della posizione e del ruolo della Chiesa cattolica in Slovacchia negli anni della 1° Repubblica Slovacca. Nella ricerca archivistica dedicherò particolare attenzione al livello, intensità e obiettività delle reciproche informazioni tra Slovacchia e Santa Sede.

Jozef Špilka
Riflessione sulla questione slovacca in Italia dopo il 1948

La ricerca si incentra sulla riflessione sulla questione slovacca in Italia dopo il 1948. Il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale è caratterizzato da una divisione bipolare del continente europeo. A partire dal febbraio 1948 il Partito comunista cecoslovacco aveva acquisito pieni poteri nel paese; di conseguenza la Repubblica Cecoslovacca andò ad integrarsi definitivamente tra i paesi dell’Europa orientale sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Malgrado la dichiarazione ufficiale di eguali diritti tra i due popoli, la posizione della Slovacchia nell’ambito della Cecoslovacchia soffriva di una certa subordinazione degli organi nazionali slovacchi e del forte centralismo; come conseguenza di questo fatto – e di diversi altri fattori – accadeva spesso che nel mondo la Slovacchia e gli slovacchi erano poco considerati, o addirittura non considerati affatto. Nell’elaborazione della tematica definita si porrà pertanto l’accento proprio sull’impatto della questione slovacca negli ambienti politici ufficiali italiani, e in particolare nella Democrazia Cristiana e nel Partito comunista italiano. E non si può trascurare l’ambiente ecclesiastico, dove trovava rifugio un numero forse non cospicuo, ma culturalmente e politicamente forte, di emigrati slovacchi. Ulteriore obiettivo del progetto è ricollegarsi anche alla ricerca sistematica dei documenti concernenti la Slovacchia presso gli archivi italiani e vaticani.

Ľubomíra Wilšinská
Imago vitae monasticae – una risorsa importante del monachesimo orientale ad opera di Juraj Joannikij Bazilovič sulla tradizione bizantino-slava in Slovacchia

Il 2015, dichiarato da Papa Francesco “anno della vita consacrata”, testimonia del fatto che il monachesimo ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia della Chiesa e che il suo contributo positivo, anche per la società odierna, è innegabile.

Il progetto è formato da una serie di ricerche legate alla preparazione della tesi di dottorato. Alla base v’è un’analisi filologica e storico-culturale dell’opera Imago vitae monasticae (Immagine della vita monastica) di Juraj Joannikij Bazilovič, protoegumeno del monastero basiliano di Mukačevo e importante autorità della tradizione cristiana a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Il testo dell’opera in ling ua latina è legato al contesto rituale bizantino in Slovacchia e nella zona dell’ex Rutenia subcarpatica (oggi oblast’ della Transcarpazia, in Ucraina). L’opera non soltanto testimonia della presenza di una tradizione monastica spirituale e didattica di stampo bizantino-slavo in questa regione, ma è anche espressione dell’intensità dell’applicazione della cultura slava in sinergia con la tradizione scritta latina e con l’ambiente culturale ed educativo.

L’analisi dello scritto ascetico di Juraj Joannikij Bazilovič richiede una conoscenza sistematica e una ricerca su fonti appartenenti ad un ampio spettro di cultura scritta latina, specie quella legata alla vita e alla tradizione monastica. Ai fini dell’analisi filologica e della traduzione dell’opera dal latino allo slovacco è fondamentale conoscere prima di tutto l’applicazione della tradizione monastica basiliana nel contesto del monachesimo occidentale e orientale. Questo intendimento deriva infatti da circostanze connesse alla Chiesa di rito bizantino-slavo, che fin dai tempi più antichi ha sempre fedelmente proseguito nella sua opera, proprio al confluire di due grandi spazi culturali e religiosi.

L’opera ascetica di Bazilovič e le opere di altri autori di questo ambiente rappresentano ancora oggi una componente importantissima e inscindibile dell’identità della Chiesa locale. Per questo motivo riteniamo necessario sottolineare il fatto che, al fine di conoscere l’identità della Chiesa greco-cattolica in Slovacchia, è necessaria una ricerca sistematica di opere e fonti finora ignote o poco conosciute. In questa maniera è possibile chiarire il ruolo della Chiesa di tradizione bizantino-slava in Slovacchia, poiché essa è parte integrante di questo paese e partecipa al suo arricchimento teologico, liturgico e spirituale.

Svorad Zavarský
Quinquaginta Rationes: L’Apologia del cattolicesimo di Martin Svätojánsky (Martinus Szent-Ivany) SJ (1702) II

È davvero una circostanza rara e preziosa che nella persona del gesuita slovacco, Martin Svätojánsky (Martinus Szent-Ivany), si siano incontrati da un lato un uomo universale con orientamento empirico-razionale e dall’altro lato uno dei più importanti teologi polemici dell’Europa centrale a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo. Il suo pensiero unisce dunque due tendenze portanti dell’epoca barocca – razionalismo e zelo religioso – che agli occhi dell’uomo di oggi possono apparire incompatibili, ma che in Svätojánsky costituivano un’armonica unità. Il carattere di questa unità di scienza e fede può essere approfondito proprio attraverso lo studio dei testi di Svätojánsky.

Gli opuscoli polemici di Martin Svätojánsky rappresentano la porzione meno nota della sua produzione. Ecco perché è oggi ancora più opportuna la loro diffusione al pubblico sia specializzato sia generico, con l’intento di capire meglio i suoi lavori di scienze naturali e di storia nell’ambito del contesto integrale del suo pensiero. È questa la finalità anche dell’edizione critica in corso di preparazione, comprendente la traduzione e il commento dell’opera polemico-teologica più significativa di Martin Svätojánsky, Quinquaginta rationes et motiva (Trnava 1702). In tutto il XVIII e nella prima metà del XIX secolo il libro fu tradotto in diverse lingue e fece registrare un gran numero di edizioni non solo in tutta Europa ma anche nel continente americano. Nell’autunno 2014, grazie al generoso sostegno finanziario dell’Istituto storico slovacco di Roma, ho avuto la possibilità di studiare del materiale d’archivio (presso l’Archivio segreto vaticano) inerente all’impatto generale dell’apologia Quinquaginta rationes (uno scritto che verte sulla conversione alla fede cattolica di Antonio Ulrico di Brunswick-Lüneburg, il cui nome era assai spesso “anonimamente” associato all’apologia pubblicata). Attraverso degli studi condotti presso l’archivio romano della Compagnia di Gesù sono riuscito ad integrare i dati biografici sull’autore dell’apologia e ho anche approntato un’analisi testuale dettagliata della prima edizione latina delle Quinquaginta rationes in Italia (Pavia 1712), un cui prezioso esemplare è conservato nei fondi della Biblioteca Vaticana.

Nel 2015 il rinnovato supporto dell’Istituto storico slovacco di Roma mi consentirà di portare a termine la ricerca iniziata nel novembre dello scorso anno. Visiterò l’Archivio segreto vaticano, l’Archivio della Congregazione per la dottrina della fede, l’archivio romano della Compagnia di Gesù e la biblioteca del Collegio Inglese di Roma. Il sostegno concessomi rappresenta un aiuto importante nella fase finale della mia pluriennale ricerca sulle fonti e sulla ricezione delle Quinquaginta rationes di Svätojánsky.

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